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Il K2 è superato dagli 8.846 m. dell’Everest, ma è la
prima per difficoltà alpinistiche. Si presenta come una gigantesca
piramide quasi perfetta. Anche per questa caratteristica gli
alpinisti lo considerano “la montagna delle montagne”,
incarnazione degli ideali di difficoltà tecnica ed eleganza delle
linee.
Ancora molti anni prima della sua conquista, il K2 era
già, a buon diritto, la “montagna degli Italiani”.Ghiacciaio Savoia,
ghiacciaio De Filippi, sella Negrotto, Sperone Abruzzi: sono i nomi
che si leggono ancora oggi su qualsiasi mappa dettagliata del K2 e
non deve sorprendere scoprire tanti toponimi familiari nella remota
“regione delle pietre nere”. Tutta la prima esplorazione del Baltoro,
tra il 1909 e il 1914 porta i nomi di Luigi Amedeo, Duca degli
Abruzzi, di Vittorio Sella, degli studiosi Filippo De Filippi,
Federico Negrotto, Giotto Dainelli, Olinto Marinelli.
Nel 1954 la vetta del K2 è stata conquistata da Lino Lacedelli e
Achille Compagnoni, grazie al sacrificio di Walter Bonatti che ha
trasportato le bombole di ossigeno indispensabili per concludere
vittoriosamente la scalata. Questa é la sintesi del recentissimo
documento stilato da una commissione di tre saggi incaricati dal
Club Alpino Italiano per chiarire le fasi finali della scalata alla
"montagna degli italiani". Sono passati cinquant'anni, finalmente si
pone fine all'annosa polemica che ha gettato un'ombra sui meriti e
sul coraggio della squadra di alpinisti vittoriosi sul K2. Adesso si
potrà finalmente festeggiare il cinquantenario della scalata con una
definitiva revisione storica della vicenda.
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